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Lady Gaga, artista di punta di Universal Music Group

Universal Music Group vale 33 miliardi (cioè più di Vivendi)

Universal Music Group, la prima major del mercato discografico globale, è davvero il «gioiello di famiglia» di Vivendi, la media company francese che la controlla: il suo valore, in vista della quotazione in borsa, viene stimato 33 miliardi di euro, maggiore cioè di quello della stessa Vivendi. La cifra appare in alcuni documenti diffusi in vista dell’assemblea generale dell’azionista prevista per giugno, quando il patròn di Vivendi, il finanziere bretone Vincent Bolloré, distribuirà il 60% del capitale di Universal agli azionisti.

L’operazione ha lo scopo di ottenere il maggior risultato possibile dall’Ipo della major discografica che ha in mano il catalogo dei Beatles e in scuderia bestseller mondiali come Lady Gaga (nella foto Ansa) e Taylor Swift, mentre il mercato discografico infila un’annata memorabile dopo l’altra grazie alle performance sempre positive dello streaming premium.

La valutazione da 33 miliardi di euro di Universal Music Group è frutto delle analisi degli advisor PricewaterhouseCoopers e Ernst & Young. Ciò significa che la quota del 60% distribuita agli azionisti di Vivendi varrà 19,8 miliardi di euro. La società madre Vivendi ha un valore di mercato di 32 miliardi di euro, secondo i dati di Refinitiv. E persino lo stesso mercato discografico mondiale (21,6 miliardi di dollari di fatturato nel 2020) varrebbe meno della sua azienda leader. Possibile? Tutto è possibile, se consideriamo la celebre quotazione diretta dell’aprile 2018 di Spotify che toccò una capitalizzazione di 26,5 miliardi di dollari. Alla fine del processo di Ipo, i tre maggiori azionisti di Universal sarebbero Vivendi (20%), il consorzio guidato da Tencent (20%) e lo stesso Bollore (16%).

Nei documenti, Vivendi fa sapere che Universal sta attirando l’interesse di potenziali investitori e che potrebbe vendere una parte della propria quota del 20% a un partner strategico prima della distribuzione delle azioni Universal. La controllante aggiunge quindi che la propria intenzione è mantenere almeno una partecipazione del 10% nella società per un lungo periodo di tempo.