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Bts (Reuters)

K-pop mania: l’etichetta dei Bts in sei mesi fattura quasi quanto in tutto il 2018

L’esplosione del K-pop e il successo globale dei suoi alfieri Bts hanno effetti più che mai concreti sui bilanci di Big Hit Entertainment, l’etichetta discografica di base a Seul che produce la celeberrima boy band coreana: nella prima metà del 2019 i ricavi dell’azienda si sono attestati su una cifra molto vicina a quella realizzata nell’intero 2018. E scusate se è poco.

Nei primi sei mesi di quest’anno, infatti, Big Hit Entertainment ha fatturato qualcosa come 166 milioni di dollari, per un incremento di addirittura il 132% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Nel 2018 la casa discografica aveva mosso un giro d’affari pari a 178 milioni di dollari. L’utile operativo, a metà 2019, è di 33 milioni di dollari, contro 53 milioni dell’intero anno scorso. Performance cui contribuisce in maniera determinante il successo dei Bts. che hanno infilato il successo mondiale degli album «Love Yourself 轉 Tear», pubblicato a maggio 2018, e «Love Yourself 承 Answer» dell’agosto 2018.

I nuovi dati sono stati annunciati dal ceo Bang Si-Hyuk in occasione di un evento pubblico tenutosi mercoledì 21 agosto a Seul con la partecipazione di 200 ospiti tra partner e stakeholder, tra cui The Orchard, società del gruppo Sony che distribuisce a livello globale il catalogo Big Hit, e Universal Music Group, cui sono affidati i brani in lingua giapponese della casa discografica coreana.

«Big Hit – ha detto Bang Si-Hyuk, secondo quanto riportato da Music Business Worldwide – cerca di stimolare il cambiamento nel processo di creazione di valore aggiunto e di espansione nell’industria musicale che aumenterà i ricavi, espanderà il mercato, farà progredire il sistema e, in ultima analisi, migliorerà la qualità della vita di tutti i dipendenti e di tutti i membri della comunità musicale». Tra i progetti in cantiere, anche lo sviluppo del branding. E mica a caso: la diversificazione nel ramo marketing è un cavallo di battaglia del K-pop. Il futuro del music business suona sempre più asiatico.