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Happy, ma de che? Pharrell Williams diffida Trump dall’utilizzo (propagandistico) della sua hit

«Because I’m happy». Ma de che? Pharrell Williams diffida il presidente americano Donald Trump dall’usare le sue canzoni. In una lettera inviata dal suo avvocato Howard King e diffusa dai media Usa, il cantante ha chiesto di non suonare i suoi brani durante i comizi. In particolare ha espresso la sua rabbia per aver sentito «Happy» durante un evento in Indiana, poche ore dopo la sparatoria nella sinagoga di Pittsburgh. «Nel giorno dell’omicidio di 11 esseri umani per mano di uno squilibrato nazionalista hai fatto sentire questa canzone. Non c’era nulla di cui essere felice in questa tragedia e nessuno ha dato il permesso per usare questa canzone», si legge nella lettera. Il legale spiega che l’utilizzo di «Happy» senza consenso costituisce una violazione del copyright e del marchio: «Pharrell non ha intenzione di concederle il permesso di suonare pubblicamente o diffondere la sua musica», precisa. Non è la prima volta che Trump ha ricevuto critiche da cantanti famosi per aver usato la loro musica senza permesso: Rolling Stones, O’Jays, Adele, Queen sono tra coloro che hanno chiesto al presidente di non far suonare le loro canzoni.