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Elvis a Graceland

Elvis se n’è andato, gli arrabbiati restano: anniversario con proteste per il Re, aspettando la «nuova» Graceland da 137 milioni

Il giorno dopo Ferragosto non passa mai inosservato a Memphis. Questo perché il 16 agosto del 1977, esattamente 39 anni fa, se ne andò il re del rock and roll Elvis Presley, nume tutelare (e commerciale) della città-simbolo del Tennessee che intorno alla sua figura ha saputo costruire un formidabile business turistico. Quest’anno, se possibile, si è fatto notare ancora di più: la «vigilia» della scomparsa del Re, culmine della Elvis Week che attrae nella casa museo di Graceland fan provenienti da ogni angolo del pianeta, è stata infatti scossa dalle proteste del movimento Black Lives Matter che si batte contro ogni sistematica discriminazione razziale nei confronti degli afroamericani. Secondo il network di informazione «The Commercial Appeal», le ragioni dell’agitazione stanno nelle grandi disuguaglianze sociali che ancora affliggono la città del Sud, dove i neri spesso si trovano a vivere in condizioni di assoluta indigenza. Non tutti, però, hanno gradito la coincidenza della manifestazione con la Elvis Week. Si sa, infatti, che da queste parti il business è sacro. E attorno a Graceland sono in programma lauti investimenti per assicurare l’anno prossimo festeggiamenti coi fiocchi per il 40esimo anniversario della dipartita del Nostro: sul piatto c’è un tesoretto di 137 milioni di dollari che serviranno alla costruzione di un hotel da 450 camere (valore: 92 milioni) e di un complesso d’intrattenimento nuovo di zecca da oltre 60mila metri quadri per il quale saranno investiti 45 milioni di dollari. E allora guai a chi si mette di traverso agli affari. Mica per caso il gruppo di the Pelvis era la Tcb Band, ossia la «Taking Care of Business Band».