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Oltre le fondazioni lirico sinfoniche c’è la «musica sommersa» (e i suoi 7mila spettacoli l’anno)

C’è «vita» oltre le 14 fondazioni lirico sinfoniche che, con nomi altisonanti e bilanci spesso fuori controllo, in un modo o nell’altro sono sempre al centro della scena. Sta nei 50 soggetti tra teatri di tradizione, enti di «lirica ordinaria» e festival di lirica che ogni anno organizzano 500 recite raccogliendo l’interesse di 280mila spettatori, nei 246 organismi tra società concertistiche, complessi strumentali e festival musicali che in un anno danno qualcosa come 6.900 concerti per un pubblico di 850mila persone. Per un totale di oltre 7mila eventi l’anno. È il mondo vasto quanto inesplorato che si associa a Federmusica, oggi protagonista a Roma, presso la presidenza nazionale dell’Agis, della presentazione del Quaderno «La lirica e la musica sommerse. Rapporto sulle istituzioni liriche e musicali al di là delle fondazioni lirico-sinfoniche» (Nededizioni). Stiamo parlando dell’«asse portante nascosto – sono parole del presidente di Federmusica Francesco Punzi, tratte dall’introduzione allo studio – del sistema sul quale si ergono le fondazioni lirico sinfoniche che, per peculiarità gestionali, livelli occupazionali, criteri e modalità di finanziamento, contratto di lavoro, bilanci e consistenza del Fondo unico per lo spettacolo, hanno una loro specificità recepita da mirati provvedimenti normativi». Un sistema che, tuttavia, «è insufficientemente considerato dalla classe governante, subisce una sorta di emarginazione dal circuito mediatico e, di conseguenza, non viene percepito dalla pubblica opinione per i valori che esso esprime». Federmusica riunisce sette associazioni di categoria – Atit, Ico, Italiafestival, Aiac, I–Jazz, Antal e Anbima – che con il Quaderno, per la prima volta, provano a uscire allo scoperto. Attraverso una fotografia collettiva. Che non trascura i numeri: se guardiamo alle entrare, il sistema dipende essenzialmente dai contributi pubblici (pari al 69% del budget delle istituzioni concertistiche orchestrali, al 49% di quello dei teatri di tradizione e al 47% dei festival). I festival sono invece le realtà in cui le risorse private incidono di più (34,3%), seguiti dai teatri di tradizione (30%) e dalle istituzioni concertistiche orchestrali. Il Fus è la prima fonte di finanziamento pubblica delle Ico e dei festival, con una quota d’incidenza rispettiva del 33,2% e del 24,9%, mentre i contributi dei comuni sono la prima fonte di finanziamento pubblica dei teatri di tradizione (27%). I contributi pubblici complessivi (Stato, regioni comuni) coprono il 69% delle spese correnti delle Ico, il 49% di quelle dei teatri di tradizione e il 46,9% di quelle dei festival. Botteghino e abbonamenti rappresentano invece il canale più consistente di entrate private per i teatri di tradizione, arrivando a coprire il 15% dei costi dei teatri di tradizione, il 14,7% di quelli dei festival e il 5% di quelli delle Ico. I contributi privati coprono, in ultimo, il 24% delle spese correnti dei festival, il 22% di quelle dei teatri e l’8% di quelle delle Ico.

 

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