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Anche l’America s’inchina al Duca: Bowie in testa alla classifica (per la prima volta)

Dopo la vetta conquistata nella nativa Gran Bretagna e in innumerevoli altri Paesi tra i quali il nostro, «Blackstar», ultimo album di David Bowie uscito in occasione del suo 69esimo compleanno, due giorni prima che il Genio di Brixton se ne andasse, raggiunge pure la vetta della classifica americana. Primato che ha un sapore particolarissimo: in quasi 50 anni di attività discografica non era mai accaduto che il Sottile Duca Bianco si piazzasse primo nella Billboard 200. In una sola settimana il disco negli States ha macinato qualcosa come 181mila «copie equivalenti» (dato all’interno del quale c’è pure il download e lo streaming), mentre le copie fisiche vendute sono 174mila. Si tratta della migliore performance settimanale del performer britannico da quando Nielsen ha lanciato il nuovo sistema di rilevazione (correva l’anno 1991). Il precedente record bowieano spettava a «The Next Day» che nel 2013 aveva venduto negli Usa 85mila pezzi. Qual è stato in tutti questi anni il rapporto del Duca con la Top Ten di Billboard? Secondo tre anni fa proprio con «The Next Day», terzo con «Station to Station» (1976), quarto con «Let’s Dance» (1983) e «Best of Bowie» (2002), quinto con «Diamond Dogs» (1974), ottavo con «David Live» (1974), nono con «Young Americans» (1975) e decimo con «ChangesOneBowie» (1976), per un totale di nove piazzamenti nelle prime dieci posizioni. Sul versante singoli, il Duca fu primo sia con «Fame» (1975) che con «Let’s Dance» (1983). Solo per completezza di cronaca: oggi «Blackstar» ha raggiunto la vetta della classifica album anche in Australia. Il fatto che un disco così sofferto, oscuro e complesso per circostanze contingenti si stia rivelando un bestseller mondiale è forse il regalo più bello che Bowie potesse farci lasciandoci.

</span></figure></a> David Bowie in versione Lazarus
David Bowie in versione Lazarus