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Dischi, obbligazioni e un patrimonio da 188 milioni: il senso di Bowie per i soldi

</span></figure></a> Il volto di Bowie sui Brixton Pound
Il volto di Bowie sui Brixton Pound

Il suo volto con il make up di Aladdin Sane è stato immortalato sui cosiddetti Brixton Pound, le sterline «alternative» del sobborgo londinese nel quale nacque 69 anni fa. Ci sta benissimo su e la cosa è un po’ una metafora del rapporto speciale che David Bowie in vita ha avuto con i liquidi, intesi come soldi. Ve ne raccontiamo un paio, a cominciare dalla sua fortuna discografica: 130 milioni di album venduti in tutto il mondo, per ventiquattro piazzamenti in testa alla classifica britannica. Cifre che trovano un preciso corrispettivo in denaro: il Sunday Times, nella classifica 2015 sulle pop star inglesi più ricche, mette il Duca Bianco in quindicesima posizione con un patrimonio di 135 milioni di sterline, pari a 188 milioni di euro. Proventi delle royalties, dei cachet di concerti e partecipazioni cinematografiche, certo, ma anche di una certa dimestichezza con la finanza. Memorabile per esempio l’operazione che il Genio di Brixton portò a termine nel 1997 a Wall Street, quando legò il suo songbook ai David Bowie Bond, obbligazioni decennali con un rendimento annuo del 7,9% che andarono esaurite nel giorno stesso di lancio, consentendo al Nostro di incassare subito 55 milioni di dollari. E per forza: il blitz incassò il disco verde di Moody’s che gli attribuì un rating da tripla A. Ciò che gli analisti non potevano prevedere era l’imminente crisi della discografia, che avrebbe rapidamente svalutato ciò che gli investitori avevano così profumatamente pagato. L’unico a fare l’affare fu insomma proprio il Duca Bianco. Che in quell’occasione, a mezza bocca, avrà probabilmente cantato: «Project cancelled/ Tumbling Central/ Red Money».