A rigore «Money, it’s a gas!» non dovrebbe occuparsi di «Italia’s got talent». Ma siccome la finale dell’edizione 2016, in onda ieri sera su Sky Uno, l’ha vinta un musicista, per giunta contro un musicista, qualche parola ci sembra il caso di spenderla. Si è imposto Moses (nella foto), l’armonicista sardo emigrato a Londra, contro Ivan Dalia, il pianista non vedente di Teverola che in una continua improvvisazione jazzistica era capace di mescolarti Gershwin con i Weather Report in trenta secondi. Per quello che può valere, il secondo era molto più dotato del primo, tutta sostanza contro i fuochi d’artificio fiatistici del riccioluto ragazzo sardo dagli occhi verdi. Ma anche quello che vede Claudio Bisio, Luciana Littizzetto, Nina Zilli e Frank Matano nelle vesti di giudici è un talent show, un concorso che ha nel televoto l’ago della bilancia e si sa che, finché il televoto è l’ago della bilancia, vincono i teen idol. E Moses è perfetto come teen idol. Un po’ meno come armonicista: ha uno stile personale, non c’è dubbio, che mescola suggestioni blues e beatbox, ma toglietegli il microfono (quindi il beatbox) e la magia molto probabilmente potrebbe sparire. Un po’ di versatilità in più tra audizioni, semifinale e finale da parte sua ci sarebbe piaciuto vederla. Tipo: «Adesso vi faccio un pezzo di Little Walter». Oppure: «Adesso poso l’armonica diatonica dove tutte le note suonano giuste, pure quelle sbagliate, prendo quella cromatica, mi metto a improvvisare su “Isn’t she lovely” e vi dimostro che oltre alla forma qui dentro c’è pure parecchia la sostanza». E invece trucco che vince non si cambia. Davvero peccato per Ivan, talentuoso e autoironico come solo i più grandi, ma pazienza. Non stiamo qui a rovinarci il fine settimana. Prendiamo la cosa dal lato buono: vuoi vedere che adesso aumentano le vendite di Hohner e Lee Oskar? L’armonica diatonica s’impara presto, dà subito soddisfazione e, con l’estate, intorno al falò il successo è assicurato. Poi chissà. C’è sempre «Italia’s got talent».
