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L’Italia ai Grammy: dal piano di Pappano a Baglio, l’«ingegnere» di Ricky Martin

Non tutti se ne saranno accorti ma nella notte dei Grammy Awards, allo Staples Center di Los Angeles, c’era un pezzo d’Italia. Non tutti lo avranno notato perché, come spesso succede al Paese dei Meucci e dei Fermi, per scoprirlo devi andare a fondo. Il maestro Antonio Pappano, figlio di beneventani emigrati a Londra, nel 2012 nominato baronetto dalla regina, si è aggiudicato il riconoscimento per la categoria Classical solo vocal album con il disco «Live From Wingmore Hall» del duo Joyce & Tony che lo vede collaborare in tandem piano-voce con la mezzosoprano italoamericana Joyce DiDonato.

</span></figure></a> <strong>Joyce & Tony.</strong> La copertina del live che ha vinto il Grammy
Joyce & Tony. La copertina del live che ha vinto il Grammy

E poi c’è «A Quien Quiera Escuchar», disco con il quale Ricky Martin ha conquistato il Grammy per la categoria Latin pop album. Cosa c’entra l’Italia? Si dà il caso che a questo disco abbia lavorato, nelle vesti di mastering engineer, Antonio Baglio, 52 anni, nativo di Caltanissetta, con una lunga esperienza a Milano presso la Nautilus Mastering da lui fondata. La collaborazione con il mondo della musica latino-americana parte 15 anni fa. Il traino è il grande appeal che in quella parte di pianeta esercitano le produzioni pop italiane, vero e proprio sinonimo di qualità. Se Laura Pausini a quelle latitudini riempie gli stadi, i tecnici che contribuiscono a creare quel suono sono stimati e contesi dalle produzioni. In questi 15 anni Baglio ha infilato due Grammy (il primo nel 2006, proprio con la Pausini e il suo «Escucha») e 12 Latin Grammy, mentre le nomination non si contano. Un anno fa si è trasferito a Miami così da presidiare ancora meglio questo mercato che sta diventando sempre di più core business per la sua attività. «Il progetto Ricky Martin – racconta Baglio a Money, it’s a gas! – è nato con un WhatsApp di un produttore mio cliente che mi chiedeva se mi interessava fare un blind test per un artista importante. I blind test nel nostro mondo consistono in una prova a titolo gratuito su una canzone. La produzione commissiona a due o tre professionisti nel mondo un lavoro su una canzone. Se il risultato viene scelto, ti affidano l’intero album. In quel momento – ricorda il mastering engineer – ero in vacanza dai miei genitori in Sicilia e, dopo quattro ore, ero su un volo per Milano. Il mondo della musica è fast. Sono rientrato a Milano, ho fatto il blind test e sono tornato in vacanza. Dopo qualche settimana ho ricevuto l’intero album da masterizzare». Ma nell’epoca della rete rappresenta ancora un vantaggio «avvicinarsi» al mercato di sbocco? «Le riunioni sull’avanzamento lavori – risponde Baglio – ormai sono tutte online. Le relazioni personali però rimangono importanti. E il mio trasferimento negli Stati Uniti ha facilitato molto l’inserimento in quel mondo. Essere qui aiuta a capire le sfumature». Che nella musica, come nella vita, spesso e volentieri fanno la differenza.

</span></figure></a> <strong>Mastering engineer.</strong> Antonio Baglio a lavoro
Mastering engineer. Antonio Baglio a lavoro

 

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    Vorrei anche aggiungere alla lista: Riccardo Damian ingegnere di Mark Ronson che ha vinto Record of the Year con ‘Uptown Funk” e Tommaso Colliva, ingegnere che ha lavorato su ‘Drones’ che ha vinto Best Rock Album.

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