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Dylan a Bologna: sicurezza sì, ma niente guardie armate. Ai concerti con la «sindrome» Bataclan

Nei giorni scorsi circolava la notizia che Bob Dylan, in occasione del tour che lo vede impegnato a all’Auditorium Manzoni di Bologna (ieri e oggi) e agli Arcimboldi di Milano (sabato e domenica), aveva preteso una scorta armata di dodici uomini. Più di un giornale l’ha ripresa. Dopo quanto accaduto a Parigi il 13 novembre, con l’assalto armato al Bataclan dove si stavano esibendo gli Eagles of Death Metal, appariva assolutamente plausibile. Nel pomeriggio di ieri, però, è arrivata una nota ufficiale del teatro bolognese che, «in totale accordo con il promoter (D’Alessandro e Galli, ndr)», si stava «attivando per garantire la sicurezza al pubblico». Un’azione in sinergia con le misure straordinarie che gli organi istituzionali competenti devono adottare. Ma «nessuna richiesta specifica, contrariamente a quanto apparso sugli organi di stampa in questi giorni, è stata fatta dall’artista. Siamo certi – concludeva la nota – che assisteremo a due grandi concerti e che la musica di Dylan prevarrà sui tragici momenti che stiamo vivendo». Quindi cani anti esplosivo e metal detector nel foyer, come aveva anticipato qualche giorno fa Money, it’s a gas! e come accadrà anche al Pala Alpitour di Torino per le tre date di Madonna (oggi, sabato e domenica), ma nessuna task force anti-terrorismo pretesa da Sua Bobbità. Certe voci, figlie del clima creatosi in questi giorni, ci mettono poco a diffondersi. Come dire, dopo il Bataclan, c’è un altro nemico, oltre all’Isis, con cui dobbiamo imparare a fare i conti: la «sindrome» Bataclan.

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Bob Dylan