Lite in famiglia sui cimeli di George Michael tra il fratello e l'ex amico dell'assistente della pop star

George Michael, bufera sull’asta dei cimeli: in vendita anche la storica chitarra di «Faith»

Scoppia la polemica attorno all’asta di alcuni tra i più preziosi cimeli appartenuti a George Michael e alla sua storica assistente personale Siobhan Bailey, scomparsa nel 2014. Al centro della controversia c’è soprattutto la celebre chitarra utilizzata dal cantante britannico nel videoclip di «Faith», simbolo della sua definitiva consacrazione come artista solista, che sarà battuta all’incanto insieme ad altri 31 lotti dalla casa d’aste Sworders di Stansted Mountfitchet, nell’Essex.

A contestare duramente la vendita è Gerard Bailey, fratello di Siobhan, che accusa Ian Belcher, marito da cui la donna era separata al momento della morte, di voler trasformare in profitto economico una collezione dal profondo valore affettivo e personale. Belcher è diventato proprietario dei beni in qualità di erede legittimo, poiché Siobhan morì senza lasciare un testamento valido. Né lui né Sworders hanno rilasciato dichiarazioni sulla vicenda.

Secondo il racconto di Gerard Bailey, la sorella, che stava affrontando le pratiche di divorzio, aveva iniziato a predisporre un testamento con l’intenzione di destinare il proprio patrimonio a nipoti e familiari. Il documento, tuttavia, non sarebbe mai stato formalmente registrato. Pur riconoscendo la legittimità giuridica dell’eredità, il fratello contesta duramente la scelta di mettere all’asta oggetti che considera parte della sfera privata della donna.

In una lettera inviata alla casa d’aste e visionata dalla Bbc, Bailey definisce l’iniziativa una violazione della memoria e della riservatezza della sorella. Per questo ha chiesto che la vendita venga annullata oppure, in alternativa, che non venga promossa utilizzando il nome di Siobhan Bailey ma quello dell’attuale proprietario della collezione.

La chitarra di «Faith» può superare le 120mila sterline
Il pezzo forte dell’asta è senza dubbio la chitarra acustica vintage utilizzata da George Michael nel videoclip di «Faith» del 1987, uno degli oggetti più iconici dell’intera carriera dell’artista. Secondo Gerard Bailey, lo strumento sarebbe stato donato personalmente dal cantante alla sua assistente, alla quale era legato da un rapporto di profonda fiducia.

Proprio con «Faith», George Michael completò la trasformazione da idolo pop degli Wham!, il duo fondato con Andrew Ridgeley, a star internazionale capace di dominare le classifiche mondiali. Nel celebre videoclip il cantante appariva con jeans strappati, t-shirt bianca e giubbotto di pelle nera mentre imbracciava la chitarra destinata ora a finire sotto il martello del banditore. La stima oscilla tra le 60mila e le 120mila sterline.

Foto autografate, dischi d’oro e appunti privati
Il catalogo comprende in totale 32 lotti provenienti dalla collezione personale di Siobhan Bailey. Tra i pezzi più ricercati figurano fotografie autografate degli Wham! e di George Michael, una dedica firmata dal cantante e da Ridgeley, immagini ufficiali riservate alla collaboratrice e persino un invito al ventunesimo compleanno dello stesso Ridgeley.

In vendita anche un disco d’oro e un cd di platino ricevuti da Siobhan per i risultati commerciali raggiunti dalla musica dell’artista britannico. Particolare interesse sta suscitando inoltre una agenda Filofax del Faith Tour 1988, contenente annotazioni e appunti manoscritti della donna: stimata inizialmente fino a 600 sterline, ha già raggiunto offerte per 1.750 sterline.

«Una vendita contraria alla sua volontà»
George Michael è morto nel 2016, due anni dopo la scomparsa improvvisa di Siobhan Bailey, deceduta per cause naturali all’età di 56 anni. Per il fratello della donna, la vendita rappresenta un tradimento della sua volontà e del suo carattere estremamente riservato.

Particolarmente dolorosa, secondo Bailey, è la decisione di mettere all’asta documenti personali, appunti e ricordi legati a un rapporto professionale e umano durato due decenni. L’accusa finale è diretta a Ian Belcher: aver deciso, dopo dodici anni dalla morte della moglie, di monetizzare una collezione che Siobhan avrebbe preferito lasciare ai propri familiari. Una scelta forse legittima sul piano legale, sostiene il fratello, ma difficilmente conciliabile con la memoria di una donna che fece della discrezione il tratto distintivo della sua vita.