Anche gli agriturismi sono assoggettati al pagamento dei diritti connessi: lo stabilisce la Corte di Cassazione

Diritti connessi, la Cassazione: anche agriturismi tenuti al pagamento

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza arriva dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 5385/2026, pubblicata il 10 marzo 2026, ha sancito un principio fondamentale: anche gli agriturismi, al pari degli alberghi, devono corrispondere i diritti connessi quando mettono radio o televisione a disposizione dei clienti che pernottano nelle loro camere.

Si tratta di un verdetto particolarmente rilevante perché chiarisce un’area normativa per anni oggetto di interpretazioni divergenti proprio per il carattere peculiare degli agriturismi, spesso percepiti come realtà più piccole, familiari e meno «commerciali».

Il caso, portato avanti da Scf, società di gestione collettiva delle case discografiche, con l’assistenza dello Studio legale Ughi e Nunziante, nasceva dalla contestazione di alcuni gestori di agriturismi, secondo i quali la trasmissione di contenuti radiotelevisivi nelle camere non costituirebbe comunicazione al pubblico, trattandosi di spazi privati legati all’ospitalità rurale. Una tesi che la Cassazione ha respinto senza esitazioni.

Secondo la Suprema Corte, infatti, l’agriturismo rientra pienamente tra le strutture ricettive assimilabili agli alberghi. Di conseguenza, la diffusione di fonogrammi tramite i televisori installati nelle camere configura un atto di comunicazione al pubblico ai sensi dell’art. 3 della direttiva 2001/29/CE. Il carattere rurale o meno formale della struttura non modifica la sostanza del servizio offerto: gli ospiti ricevono un accesso individuale e continuativo ai contenuti audio, e ciò rientra nella sfera dei diritti tutelati.

La Corte sottolinea inoltre che il luogo fisicamente privato in cui avviene la fruizione non è sufficiente per escludere la natura pubblica dell’atto, poiché il diritto di comunicazione al pubblico comprende anche le messe a disposizione che permettono al singolo utente di accedere ai contenuti nel tempo e nel luogo da lui scelti. Una conclusione che chiude definitivamente il dibattito sulla particolare posizione degli agriturismi rispetto ad altre strutture ricettive.

La pronuncia accoglie anche un secondo argomento sollevato da Scf: la prescrizione per il recupero dei compensi è decennale, e non quinquennale come sostenuto dalla controparte nei precedenti gradi di giudizio. Un punto che amplia notevolmente la possibilità delle società di collecting di recuperare gli arretrati.

La decisione ha un impatto significativo sull’intero settore della ricettività rurale, chiamato ora ad allinearsi a obblighi già consolidati per hotel e residence. Molti agriturismi dovranno quindi aggiornare le proprie pratiche amministrative, riconoscendo la necessità di remunerare l’utilizzo di musica e contenuti audio nelle loro strutture.

Soddisfatta Scf: «Accogliamo con grande favore questa decisione», commenta il direttore generale Mariano Fiorito. «La tutela degli investimenti dei produttori e un sistema equo, trasparente ed efficiente passano anche da pronunce come questa che chiariscono un principio fondamentale per tutto il settore musicale».