Gino Paoli lascia un importante patrimonio economico ai suoi eredi

Gino Paoli e i soldi: il patrimonio, i diritti d’autore, la Siae e il vitalizio

Con la morte di Gino Paoli, avvenuta all’età di 91 anni, se ne va un capitolo fondamentale di storia della musica leggera italiana. Con brani come «Il cielo in una stanza», «La gatta» e «Sapore di sale», il cantautore genovese ha segnato decenni della cultura musicale del nostro Paese, costruendo un repertorio capace di attraversare generazioni e restare vivo nel tempo. La sua scomparsa, annunciata dalla famiglia, ha riportato l’attenzione non solo sul valore artistico che lascia in eredità, ma anche sulle vicende personali ed economiche che hanno accompagnato la sua lunga carriera.

Difficile quantificare il patrimonio economico accumulato da Gino Paoli in 91 anni di vita, a partire dai diritti d’autore delle sue canzoni che nel solo 2013 erano stimati in circa 450mila euro annui. Si tratta di entrate consistenti e costanti, generate dalla diffusione senza tempo dei suoi brani in radio, tv, streaming e concerti. A questi si aggiungono i ricavi provenienti dalle tournée, dagli accordi discografici e dalle partecipazioni televisive.

Vanno poi ricordati gli incarichi pubblici. Gino Paolo è stato infatti presidente di Siae, ricoperto dal maggio 2013 al febbraio 2015. In questo ruolo, percepì 61.290 euro nel 2013, 125mila nel 2014 e 56.279 nel 2015. Parallelamente, Paoli godeva di un vitalizio da ex parlamentare pari a 2.019 euro netti al mese. Il suo patrimonio includeva inoltre beni immobiliari, tra cui la storica abitazione genovese, considerata parte importante dell’eredità che andrà agli eredi.

Accanto alla carriera artistica e agli incarichi istituzionali, la vicenda economica di Gino Paoli contempla anche contenzioso con il fisco italiano. Nel 2015, infatti, il cantautore venne indagato per una presunta evasione fiscale relativa al trasferimento in Svizzera di 2 milioni di euro, somma che secondo gli inquirenti costituiva proventi non dichiarati di esibizioni, in particolare alle Feste dell’Unità, e che avrebbe comportato un’evasione di circa 800mila euro. L’indagine lo portò a presentare le dimissioni irrevocabili dalla presidenza della Siae, per questioni di opportunità.

Il lungo capitolo giudiziario si è concluso nel 2016, quando la Procura ha dichiarato il reato prescritto. Il pubblico ministero ha infatti stabilito che non fosse possibile determinare in modo certo la data di inizio dell’evasione, sebbene fosse comunque antecedente al 2008. Nel frattempo, Paoli aveva raggiunto un accordo con l’agenzia delle Entrate per rateizzare il debito e procedere al suo pagamento. L’inchiesta è stata definitivamente archiviata, senza che si arrivasse a processo.