L’industria musicale globale si prepara a sfiorare i 200 miliardi di dollari di fatturato entro il 2035. È la previsione contenuta nell’edizione 2026 del rapporto «Music in the Air» di Goldman Sachs, secondo cui il mercato passerà dagli attuali 112,5 miliardi di dollari a circa 198 miliardi nell’arco di un decennio, con una crescita media annua del 5,8 per cento.
La novità principale non riguarda tanto l’acquisizione di nuovi consumatori quanto la capacità del settore di aumentare il valore economico generato da ciascun utente attraverso streaming, concerti, servizi premium e nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale. Leggi aumento dei prezzi.
Il segmento destinato a valere di più sarà sempre quello della musica dal vivo. Secondo le stime degli analisti, il business dei concerti e degli eventi raggiungerà oltre 110 miliardi di dollari nel 2035, rappresentando più della metà dell’intero mercato musicale mondiale.
La crescita del live sarà sostenuta dalla domanda crescente di esperienze dal vivo, dall’espansione delle grandi venue e dalla capacità degli artisti di trasformare i tour in eventi sempre più remunerativi.
Dopo il boom registrato negli anni successivi alla pandemia, il comparto continua infatti a mostrare una forte resilienza anche nei periodi di rallentamento economico. Al secondo posto si collocherà la discografia, che nel 2035 dovrebbe generare oltre 56 miliardi di dollari di ricavi. Stiamo parlando ovviamente del settore che comprende streaming, vendite digitali e altri exploit commerciali legati alla distribuzione delle registrazioni musicali.
Lo streaming continuerà a rappresentarne il motore principale. Gli abbonamenti alle piattaforme digitali dovrebbero quasi raddoppiare nell’arco di dieci anni, passando da circa 17 miliardi di dollari a oltre 33 miliardi. Il numero degli utenti paganti è destinato a crescere da 837 milioni a oltre 1,5 miliardi entro il 2035. Tre quarti dei nuovi abbonati arriveranno dai mercati emergenti, in particolare da India, America Latina, Africa e Sudest asiatico. A sostenere i ricavi non sarà però soltanto la crescita degli utenti. Goldman Sachs prevede ulteriori aumenti dei prezzi degli abbonamenti da parte delle principali piattaforme nel corso del prossimo decennio. Secondo il rapporto, realizzato da quello che è uno dei maggiori advisor delle operazioni finanziarie del settore, la musica resta ancora relativamente poco monetizzata rispetto a servizi come video on demand e gaming.
Il terzo grande pilastro economico sarà l’editoria musicale, ovvero il comparto che raccoglie i diritti d’autore e di pubblicazione. Questo segmento dovrebbe raggiungere circa 28 miliardi di dollari nel 2035. L’espansione dell’editoria sarà favorita dall’aumento dell’utilizzo della musica sulle piattaforme digitali, nei social network, nei videogiochi e nelle nuove applicazioni basate sull’intelligenza artificiale.
Un capitolo importante del rapporto è dedicato proprio all’Ai generativa, considerata più un’opportunità che una minaccia per l’industria. Gli analisti stimano che i servizi musicali fondati sull’intelligenza artificiale possano creare un business aggiuntivo pari a circa 3,3 miliardi di dollari entro il 2035. Tra le applicazioni considerate più promettenti figurano strumenti creativi per gli utenti, remix automatici, personalizzazioni avanzate e nuove forme di licensing dei cataloghi musicali. Parallelamente si aprono interrogativi sulla tutela del copyright, sulla remunerazione degli aventi diritto e sull’utilizzo non autorizzato delle voci degli artisti.
Un’altra area di crescita riguarda la monetizzazione dell’ascolto gratuito sostenuto dalla pubblicità. Secondo le simulazioni di Goldman Sachs, l’introduzione di formule ibride tra versione gratuita e premium potrebbe generare circa 800 milioni di dollari di ricavi supplementari entro il 2035.
In forte sviluppo anche il mercato direct-to-consumer, attraverso il quale gli artisti costruiscono relazioni dirette con i fan mediante community dedicate, contenuti esclusivi, merchandising e accessi privilegiati agli eventi. Pur rappresentando ancora una quota limitata dell’industria complessiva, questo ecosistema è indicato come uno dei segmenti con il più alto potenziale di crescita.
Nel complesso, il quadro delineato dal rapporto evidenzia un mercato sempre più diversificato. La previsione conferma come il baricentro economico della musica mondiale si sia spostato verso un modello in cui l’esperienza dal vivo, i servizi digitali a pagamento e le nuove tecnologie convivono e si alimentano reciprocamente.
A dieci anni dal primo studio «Music in the Air», la conclusione di Goldman Sachs è netta: la trasformazione digitale dell’industria musicale è tutt’altro che conclusa e il prossimo decennio potrebbe consegnare al settore il più elevato valore economico mai raggiunto nella sua storia.