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Gaia Leone e Lorenzo Bertinelli in studio

Bertinelli Sound, vivere di musica a L.A. (lavorando per Netflix)

Ok, lo sappiamo, vivere di musica nei giorni dell’emergenza sanitaria non è complicato: di più. Con il live – quello che era diventato il segmento trainante del music business – fermo e, di conseguenza, il diritto d’autore che vede drasticamente ridotte le proprie entrate, dove si va? Vale in Italia come nel resto del mondo. Su come stia andando alla filiera in Italia, ci siamo pronunciati più volte. Dal resto del mondo ci arriva però una storia incoraggiante. Una storia poco nota che merita di essere raccontata. C’è una piccola società di produzione musicale di base a Los Angeles che lavora soprattutto con l’universo del marketing e la filiera dell’audiovisivo: la clientela spazia da Netflix, per cui realizzano colonne sonore e sigle, alla catena di fast food tex-mex Taco Bells, per cui hanno musicato la nuova campagna pubblicitaria destinata al mercato internazionale. La cosa interessante è che questa società con sede nell’enclave losangelino di Culver City, a pochi chilometri dai Sony Picture Studios, si chiama Bertinelli Sound ed è stata fondata da Leonardo Bertinelli e Gaia Leone, due giovani professionisti della musica che arrivano rispettivamente da Roma e Reggio Calabria.

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Si sono conosciuti a Boston, al Berklee College of Music, dove Gaia si è laureata in produzione, arrangiamento e basso elettrico e Lorenzo in sound engineering. Storie personali affini le loro: «Suono da quando ero bambina», racconta Gaia Leone. «Ho cominciato prima con la chitarra, poi sono passata al basso elettrico. Ho inseguito a lungo il sogno di vivere di musica. Nel 2014 ho provato l’esame di accesso al Berklee. Sono andata a Londra e, con grandissima sorpresa della mia famiglia, ho vinto una borsa di studio. E ho fatto le valigie per gli Stati Uniti». Anche Leonardo Bertinelli parte dalla chitarra: «La selezione per il Berklee l’ho passata nel 2016. Prima avevo cominciato a seguire ingegneria in Italia, ma non era quello che volevo fare da grande». A Boston i due si conoscono, si mettono a fare musica insieme, diventano anche una coppia nella vita.

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«Dopo la laurea, la scommessa: abbiamo fondato Bertinelli Sound e ci siamo trasferiti a Los Angeles, con l’idea di mettere le nostre produzioni musicali al servizio dell’industria dell’entertainment e del marketing», spiega Gaia. Non che la discografia tradizionalmente intesa non interessi. Anzi: «Abbiamo prodotto il rapper spagnolo Tristan Simone, la jazzista italiana Carla Restivo e i No Hugs, band di origine cipriota che di recente ha sottoscritto una partnership con la Vans», continua. «Ascoltare artisti emergenti, esaltarne i punti di forza, far funzionare la loro musica sono cose che ci piacciono molto», sottolinea Leonardo.

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Sarebbe immaginabile lavorare così in Italia? «La sensazione, nel nostro Paese, è che il giro di chi fa musica sia molto chiuso. Sono un po’ sempre gli stessi nomi che ruotano, c’è una certa avversione alla novità, a meno che non la si sottometta a stereotipi che funzionano, come quello della musica da talent show che è quasi sempre usa e getta», risponde Gaia. «Qui è diverso. Innanzitutto, quando ti proponi professionalmente, scrivi a chiunque, che sia una major o il produttore con cui hai sempre sognato di lavorare, e ricevi sempre risposta. Poi continua a esserci un giro importante di locali in cui si fa musica dal vivo, dove c’è ancora l’usanza della jam finale con i musicisti presenti in sala. E dopo la jam, magari, il produttore della band che si esibisce ti dà il biglietto da visita. È un mondo molto più fluido, più ricco di opportunità». Che impatto ha avuto l’emergenza coronavirus su questo mondo? «Il live ovviamente è fermo anche qua», risponde Leonardo. «Ma per fortuna chi fa musica qua non vive di solo live. Poter dialogare con le produzioni tv è una risorsa importante. C’è un mercato là fuori. E poi si continua a incidere musica. Con opportuni distanziamenti e strutture protettive in sala d’incisione». Dio Benedica l’America che – quando si parla di musica – continua a essere quel «Field of opportunity» cantato da Neil Young. Per tutto il resto, aspetteremo le prossime elezioni presidenziali.