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Indie, Italia penultima al mondo per rinnovi degli artisti con le etichette

«Vantarsi in pubblico dei premi appena vinti, sostituire le pianole con i synthi, levare tutti i cori finti: Madonna e quanti guai ha fatto l’indie!», cantava caustico il finto-neomelodico Enzo Savastano un paio di anni fa, in un pezzo che, sul tema dell’indie italiano, vale più di mille articoli di approfondimento (nella foto). Se poi volete proprio approfondire, senza accapigliarvi su se sia meglio Calcutta o Thegiornalisti, vi segnaliamo che è appena stato pubblicato il terzo report Wintel del Worldwide Indipendent Network e ci dice cose molto interessanti. Anche sul nostro Paese: l’Italia, tra i principali mercati della musica al mondo, è penultima per contratti rinnovati dagli artisti con le etichette indipendenti. Il tasso di «fedeltà» qui è di appena il 41%, peggio fa solo il Belgio (36%).

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Siamo un bel po’ al di sotto della media mondiale che si attesta a quota 77 per cento. Prima della classe? Chi lo avrebbe mai detto: la Spagna, con un tasso di fedeltà del 97 per cento. Gli Stati Uniti, primo mercato mondiale della musica, vantano un tasso di rinnovo dell’84 per cento. Molto più in basso la Gran Bretagna (63%). La quota di mercato globale delle etichette indipendenti è cresciuta in ogni caso fino a raggiungere il 39,9% nel 2017. I dati, calcolati in base alla titolarità dei prodotti in commercio, mostrano che in Italia le etichette indipendenti rappresentano il 30% del mercato discografico nazionale: il 2017 mette in risalto una crescita di 2 punti percentuali rispetto al 2016. A livello globale nel settore indipendente è stata registrata una crescita che va dai 6,2 miliardi di dollari nel 2016 a 6,9 miliardi nel 2017, cioè pari all’11,3% per cento. Paragonato alla crescita del resto del mercato musicale, pari al 10,2%, il dato risulta ancora più significativo. «Questi dati confermano ancora una volta l’importante ruolo dell’industria musicale indipendente in tutto il mondo e la continua crescita sul mercato – ha dichiarato Mario Limongelli, presidente Pmi – siamo molto soddisfatti di questi risultati che premiano la ricerca e lo sviluppo delle nostre aziende: in Italia le aziende indipendenti rappresentano il  30% del mercato e i dati sono in continuo aumento».

Sul tema si pronuncia anche Claudio Ferrante, presidente di Artist First, società italiana di distribuzione discografica, fisica e digitale: «Sono numeri importanti, che evidenziano la necessità da parte di artisti e addetti ai lavori di tornare a mettere l’artista al centro e lavorare con l’artigianalità di una volta. In questo sviluppo del mercato gli imprenditori, la loro passione e la voglia di scommettere e investire sui nuovi volti della musica, rivestono un ruolo fondamentale. Forse anche per questo, dal rapporto emerge che il 77% degli artisti decide di rinnovare il proprio contratto con le etichette indipendenti. Basti pensare solo a un nome: Andrea Bocelli, da quando ha iniziato a lavorare con Sugar, non ha smesso più». Che altro aggiungere? Le parole dell’incommensurabile Maestro Savastano: «Guarda l’amore in fondo coi capelli tinti, mi manda un bacio: “Ciao, piacere sono Cindy”. Pure se ho tolto i cori finti, s’acchiappa malamente con quest’indie».