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Torna «Ferrara in Jazz». Breve storia (economica) di un club festival da 8mila spettatori

«Ferrara in Jazz» ha una nuova stagione davanti. Al Torrione San Giovanni, punto di riferimento per gli emiliani  appassionati di musica classica nera e non solo, lunedì 24 settembre è il giorno della presentazione per la ventesima edizione della kermesse che, nonostante un calo del 50% di contributi pubblici rispetto al passato, continua a puntare sull’unicità della location e sulla qualità di un’offerta culturale che quest’anno spazia da Pat Martino e Marc Ribot a Steve Swallow, Georges Cables, Avishai Cohen, Mark Turner, Uri Caine e Toninho Horta, passando per Bill Carrothers, Bobby Previte, Kurt Rosenwinkel e moltissimi altri. Il format funziona eccome: chiamiamo a testimone la storia. Correva l’anno 1999 quando l’associazione culturale Jazz Club Ferrara entrava in punta di piedi al Torrione San Giovanni, baluardo difensivo delle antiche mura estensi. L’intuizione di individuare in questo gioiello rinascimentale, oggi bene Unesco, la sede ideale dell’associazione che dal 1977 si propone la divulgazione del patrimonio musicale afroamericano, fu dell’allora presidente Lola Bonora, animo illuminato e lungimirante della cultura cittadina. Inizialmente, i concerti si tenevano al piano terra, perché il primo piano era ancora inagibile. La capienza pertanto era la metà di quella attuale (una settantina di posti). Dal 2002 poi, al termine del restauro realizzato grazie al «Progetto mura», è avvenuta la separazione tra sala da concerto (al piano superiore) e il wine bar, che ha consentito tra le altre cose una fruizione migliore della musica, a riparo da rumori di fondo.

Anche il numero degli spettacoli era inizialmente più esiguo. La programmazione andava da ottobre a maggio, con due serate alla settimana per un numero complessivo di 60 concerti a stagione. Il palinsesto girava intorno al linguaggio tradizionale afroamericano, gradito da un pubblico perlopiù adulto (dai 40 anni in su), in prevalenza maschile. In questo periodo, e per circa dieci anni, i fondi a disposizione arrivavano da comune, Fondazione Carife e regione Emilia Romagna, per una dote complessiva da 150 milioni di vecchie lire. La crisi fa calare le risorse pubbliche e allora il Jazz Club Ferrara si è trovato a fare di necessità virtù, con una serie di manovre che puntavano a trasformare il Torrione in un luogo il più possibile inclusivo attraverso il coinvolgimento di un pubblico più ampio, più giovane e soprattutto trasversale, senza mai rinunciare alla qualità dell’offerta culturale.

Il primo passo ha riguardato la programmazione. Ai protagonisti del jazz nazionale e internazionale, con un’attenzione particolare alla scena di New York, si sono alternate nuove promesse europee e del territorio. L’esplorazione del linguaggio jazzistico a 360 grado con incursioni nei territori del rock, dell’elettronica, della musica classica, contemporanea e della world music, unita all’aggiunta di una serata dedicata ai più giovani (con ingresso a offerta libera, aperitivo, jam session e dj set) con tanto di collaborazioni con il conservatorio e l’università di Ferrara, hanno contribuito da un lato ad abbassare notevolmente l’età dei fruitori, dall’altro ad aumentare il bacino di utenza di un buon 40% con una sostanziale parità di uomini e donne.

Anche dal punto di vista geografico si è assistito, nel corso degli anni, a un ampliamento del pubblico: oggi il 40% degli spettatori arriva da Ferrara e provincia, il 20% da Bologna, il 15% dalle altre provincie dell’Emilia Romagna, il 10% dal Veneto e il restante 15% da altre regioni italiane e dall’estero. Le presenze annuali complessive di Ferrara in Jazz sono oltre 8mila, mentre il numero dei soci è di circa 3.500 unità. Contemporaneamente alla ricerca di sponsor privati (piuttosto difficoltosa in una città di provincia) e all’autofinanziamento, garantito da biglietteria e wine bar, il Jazz Club Ferrara ha scommesso sulle potenzialità della rete, avvalendosi di collaborazioni con realtà culturali della città e della regione. Un piano di comunicazione più intenso, capace di abbracciare social, stampa, radio e tv, ha portato all’ottenimento di importanti riconoscimenti da parte della stampa nazionale e internazionale: il Jazz Club è plurivincitore dei Jazzit Awards come «Miglior jazz club d’Italia» nelle edizioni 2010, 2011, 2013, 2014, 2015 e 2016, nonché una tra le Great Jazz Venue del globo 2016, 2017 e 2018 secondo il magazine statunitense DownBeat. Il Torrione è stato anche inserito tra per il cinema di Emilia Romagna Film Commission. Ma quanto riesce fotogenico il jazz!