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«Triplicate», Bob Dylan si fa in tre per tornare a cantare il Great American Songbook

Sulla scia del lavoro di reinterpretazione iniziato con «Shadows in the Night» del 2015 e «Fallen Angels» dell’anno scorso, Bob Dylan torna con il primo album triplo della sua vita: «Triplicate», in uscita il 31 marzo per Columbia, ossia 30 versioni di classici della canzone americana divise per tema, dieci ad album. Questi i titoli scelti per i singoli album: «Til The Sun Goes Down», «Devil Dolls» e «Comin’ Home Late».

Continua il viaggio di «Sua Bobbità» nel Great American Songbook, tra autori come Charles Strouse e Lee Adams («Once Upon A Time»), Harold Arlen e Ted Koehler («Stormy Weather»), Harold Hupfield («As Time Goes By»), Cy Coleman e Carolyn Leigh («The Best Is Yet To Come»). Prodotto da Jack Frost, «Triplicate», il 38esimo album della carriera del premio Nobel per la Letteratura, uscirà in vari formati, tra cui triplo cd in digipak a otto pannelli, in digitale, cofanetto deluxe da tre Lp in vinile a edizione limitata e confezione numerata.  Per registrarlo, Dylan ha deciso di portare la sua touring band ai Capitol Studios di Hollywood. I due precedenti album, «Fallen Angels» e «Shadows In The Night», con i quali reinterpretava classici della canzone americana, gli sono valsi il plauso della critica mondiale e la nomination ai Grammy nella categoria Best Traditional Vocal Album. «Fallen Angels» ha debuttato nella Top 10 di più di dodici paesi, tra cui Regno Unito, Usa, Italia, Paesi Bassi e Austria, mentre «Shadows In The Night» è entrato subito nella Top 10 di 17 Paesi, conquistando la top chart di Regno Unito, Irlanda, Svezia e Norvegia. Gli ultimi sette studio album di Dylan (nella foto di William Claxton) sono stati universalmente riconosciuti come alcuni tra i migliori della sua gloriosa carriera, e hanno toccato nuove e ulteriori vette di successo commerciale e di critica. «Time Out Of Mind» del 1997, disco di platino, gli è valso numerosi Grammy, tra cui quello per Album Of The Year, mentre «Love And Theft», anch’esso disco di platino, ha ottenuto numerose candidature ai Grammy e una statuetta nella categoria Best Contemporary Folk Album.

  • Mario RESCIGNO |

    Bob Dylan è un artista totale.

    Tutti i vari cantantuncoli insopportabili, come Mika, Fedez, J-Ax, dovrebbero imparare a stare zitti di fronte a tanta maestà.

    Bob può permettersi di realizzare un disco di cover come solo lui sa e può fare.
    Con “Triplicate” siamo al trentottesimo album della sua gloriosa carriera.
    Forse era questo l’ impegno che lo ha distratto dalla consegna del premio Nobèl.

    Dagli anni 60 della “guerra fredda” alle rivelazioni cristiane e via discorrendo, ha indossato vari abiti di menestrello, talvolta con una voce tremenda, ma ha sempre cantato come Bob Dylan; e ho detto tutto.

    Io mi sono appassionato a lui con Hurricane ( Desire, 1975 ) nel maggio 1976 ( fine della IV ginnasio ), ma l’ ho messo sull’ altare ascoltando, nel dicembre successivo, alla filodiffusione “Like a rolling stone” ( pubblicata il 20 Luglio 1965 ).

    Tanti finti cantanti che starnazzano oggi​,​ sparando “fesserie rap” in tutte le salse dovrebbero umilmente ascoltare “Blonde on Blonde” (1966) o “Blood on the Tracks” (1975) e imparare bene cosa significhi comporre musica sensata.

    Potrei aprire un infinito discorso su Lucio Battisti ( anche lui fan di Bob ), ma preferisco non sotterrare quella schiera di inutili rapper che sono solo capaci di portare soldi alle case discografiche buttando nell’ ignoranza musicale i giovani del terzo millennio.

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