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La musica è un’arte minore (almeno secondo il fisco)

Qual è il rapporto tra musica e fisco? Quanto incassa lo Stato, in termini di Iva, quando ascoltiamo un cd o un brano in streaming e quando andiamo a un concerto? Lo abbiamo chiesto a Massimo Foschi, partner dello studio legale e tributario Biscozzi Nobili di Milano che assiste, da oltre 30 anni, label di primo piano dell’industria musicale come Sony Music Italy e Sugar Music. Le risposte che ha dato ai nostri quesiti, nell’intervento riportato qui sotto, potrebbero sorprendere molti di voi.

 

Probabilmente è capitato a molti di noi di volersi rilassare su un divano in compagnia di un libro da leggere ascoltando nel frattempo della buona musica. Due forme di cultura di grande livello da sempre riconosciute come primarie nell’ambito delle relazioni umani. Bene, sappiate che per il sistema fiscale italiano esiste invece una gerarchia per cui la cultura musicale non merita di essere valorizzata alla stessa stregua di quella letteraria. Guardando infatti alla storia del rapporto fra l’industria musicale italiana e il nostro sistema fiscale balza all’occhio come la «cultura musicale» sia stata purtroppo penalizzata rispetto ad altre forme culturali (per esempio quella legata alla composizione e produzione di libri) a causa della mancata applicazione dell’aliquota Iva agevolata del 4%, con una conseguente penalizzazione in termini di maggior prezzo finale per il fruitore finale di contenuti musicali. Tale paradosso si spinge fino al punto che, mentre ciascuno di noi si rilassa ascoltando un’opera di Mozart (unica e immortale) leggendone anche una sua biografia (necessariamente priva della medesima genialità) si ritrova a sostenere un differente onere fiscale; in quanto l’acquisto delle opere create dal genio di Mozart (vinile, cd o download del relativo contenuto) sconta l’aliquota Iva del 22%, mentre l’acquisto di un libro che ne commenta le opere e la vita sconta l’Iva del 4 per cento. A parità di valore economico del prodotto, la musica viene pertanto fortemente penalizzata con un carico fiscale maggiore di oltre cinque volte; il tutto ovviamente con un effetto restrittivo sui consumi musicali in Italia, da un lato, e con un sentito ringraziamento da parte della pirateria musicale, dall’altro, che trova così ancora più facilmente nuovi adepti. Ormai da troppo tempo è purtroppo calato un silenzio assordante sull’argomento, mentre sia in Italia che nell’Unione Europea il tema della riduzione dell’imposizione Iva sui prodotti culturali è sempre fervido come dimostra il recente accordo dello scorso marzo nell’ambito del Consiglio Europeo sull’applicazione dell’aliquota ridotta Iva anche agli e-book cosi come per i prodotti cartacei (che l’Italia aveva già adottato pur con il rischio di una possibile procedura d’infrazione). Eppure, in altre situazioni, il trattamento fiscale del comparto musicale non è differente da quello letterario. Si pensi per esempio agli spettacoli teatrali ed ai concerti musicali cui si applica la medesima aliquota Iva del 10 per cento.