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Sanremo, vince il tormentone karma di Francesco Gabbani davanti a Fiorella Mannoia ed Ermal Meta

Occhio a entrare in conclave papi, perché si esce cardinali di sicuro. Accade anche al Festival di Sanremo, vinto a sorpresa da Francesco Gabbani (foto Ansa) con il tormentone «Occidentali’s karma», un brano orecchiabilissimo con un testo cut up infarcito di esoterismi orientaleggianti, tutto condito da grande autoironia. Fiorella Mannoia, grande favorita della vigilia, con la sua «Che sia benedetta» deve accontentarsi del secondo posto, più una sfilza di premi minori. Terzo Ermal Meta con «Vietato morire». Il premio per l’autore del testo va al brano di Fiorella Mannoia che porta a casa anche il riconoscimento della sala stampa. Premio della critica a Ermal Meta, riconoscimento per l’arrangiamento ad Al Bano con «Di rose e di spine» mentre il premio Tim Music per il brano più ascoltato in streaming tra i primi tre va al vincitore Gabbani. Questi invece i piazzamenti dal quarto al sedicesimo posto: Michele Bravi, poi Paola Turci, Sergio Sylvestre, Fabrizio Moro, Elodie, Bianca Atzei, Samuel, Michele Zarrillo, Lodovica Comello, Marco Masini, Chiara, Alessio Bernabei per finire con Clementino. Questi i verdetti della 67esima edizione del Festival del cambiamento, sul quale già venerdì sera con la semifinale aveva cominciato a soffiare il vento del cambiamento, se consideriamo le eliminazioni illustri di Al Bano, Gigi D’Alessio e Ron unite a quella di Giusy Ferreri. Per il resto, la macchina messa in piedi di Carlo Conti anche nell’ultima serata ha miscelato Tv-varietà e Tv-verità.

Zucchero e la dedica a Pavarotti

Il primo superospite della serata è stato Zucchero che, in un Ariston buio, ha cantato la ballad «Ci si arrende», scritta con Bono degli U2. Per Carlo Conti Fornaciari «non è il superospite italiano, ma il superospite internazionale». Torna più avanti nel corso della trasmissione, esegue «Black Cat», e poi si lascia intervistare da Conti e la De Filippi. Dove racconta l’aneddoto della collaborazione con Luciano Pavarotti per Miserere. Il grande tenore esitava, ma il bluesman emiliano lo convinse con un colpo di teatro, fingendo di dare fuoco all’unica cassetta demo del brano. Luciano era un artista molto genuino, coi piedi per terra, nonostante fosse planetario quando tornava a casa parlava in dialetto. Anche ai Grammy parlavamo in dialetto. Mi diceva: “Ciccio, perché siam acchè?”, perché siamo qui? È l’intro perfetta per eseguire «Miserere», con la parte di Pavarotti registrata. Di lì a poco Fornaciari riceverà il Premio Assomusica per il miglior tour internazionale. Tra gli ospiti musicali della serata si segnala anche Alvaro Soler che, intorno a mezzanotte e 40, intona le hit «El mismo sol» e «Sofia». Il pubblico dell’Ariston si alza in piedi per ballare.

Crozza e il bacio di Razzi a Maria

La copertina comica di Maurizio Crozza per la finale di Sanremo porta dentro una sorpresa: il comico genovese stavolta non è in collegamento da Milano, ma direttamente sul palco dell’Ariston. Parte sul grande schermo, come nelle serate precedenti: «Maria e Carlo, Carlo e Maria, è l’ultima serata poi si sbaracca e si chiude anche l’Eurovisione. A proposito: ma se dovessimo uscire dall’euro, torna la lira-visione? E in Grecia? La dracma-visione». Ce n’è anche per Donald Trump «che ha un vocabolario di 77 parole, tre delle quali sono Ku Klux Klan». E non è l’unico: qui da noi c’è il senatore Antonio Razzi con le stesse caratteristiche, secondo Crozza. È il pretesto per l’imitazione-cavallo di battaglia che lo porta sul palco dell’Ariston con Carlo Conti che lo intervista: cosa ne pensa di Donald Trump? «Mi tocchi proprio in una zona alogena. Mi emozioni proprio come quando suonano quelle dolci parole: vitalizio maturato». E la polemica sull’oleodotto che attraversa le riserve dei pellerossa? «Ancora co’ sti cazzi d’indiani? Ma non avevano vinto i cowboy? Ammetterà che Trump è divisivo… «Questo io non credo». E parte il tormentone di Crozza-Razzi: «Fatte li cazze tua! Il muro col Messico va fatto. Hai mai mangiato messicano? Secondo te, perché Speedy Gonzales correva, amico caro? Fidati di me: fai un bel giardino e ci fai una riserva per gli indiani, poi arriva Trump e ci fa l’oleodotto». Quindi Crozza-Razzi prende il microfono e canta «Estabilishmento», dedicata a Trump. Non prima di aver dato una mancia a Maria De Filippi che lo presenta: «Tieni 10 euro, non puoi lavorare aggratis, è diseducativo per i bambini». Poi la afferra come per stamparle un bacio, diventato ormai un format di questo festival dopo il gesto di Robbie Williams. Testo: «Nel mondo c’è chi legge i libri/ C’è pieno di chi va dentro ai musei/ Qualcuno si affezione anche ai negri/ E magari ci piace avere i figli che si chiamano Establishmento». Tra gli ospiti comici della serata c’è anche Enrico Montesano che si sofferma sui suoi ricordi d’infanzia e l’importanza che aveva Sanremo per la cultura popolare dell’Italia che fu. Quando si cantava in processione. Non manca un riferimento al tempo dei complessi beat, quando al comico romano capito di presentare i Giganti.

Geppi Cucciari e la polemica sulla «patata bollente»

Altro pezzo comico: «C’è posta per te», seppure in versione satirica, debutta su Rai1. Alla conduzione c’è Geppi Cucciari, la protagonista è Maria de Filippi e la busta è per Carlo Conti. «Maria, è vero che presenti l’anno prossimo Sanremo?», chiede Geppi. E De Filippi: «Te lo dico in diretta, ciaone». Il pezzo della cucciari non ha trascurato l’attualità di questi giorni. «Stasera io mi schiero dalla parte
della donna: je suis patata bollente», ha detto la comica schierandosi contro il titolo di Libero sulla sindaca di Roma Virginia Raggi. «Giudicare una donna per quello che molti maschi vorrebbero in dono è sbagliato», ha detto l’attrice. Interviene Carlo Conti: «Scusate per quegli uomini cretini che fanno tante bischerate».

Il ministro Pinotti: «Grazie per aver associato i nostri militari alla pace»

La finalissima del 67esimo Festival di Sanremo si è aperta con i Ladri di Carrozzelle, band di diversamente abili che dal 1989 è attiva a Roma. Il gruppo ha eseguito il proprio brano «Stravedo per la vita». L’esibizione è stata dedicata a Piero Petrullo, un ex componente che pochi giorni fa si è tolto la vita. Quindi è stata la volta di polizia e carabinieri, le cui delegazioni sono salite sul palco dell’Ariston sempre per la sezione «Eroi del quotidiano». Il loro lavoro è «una passione più che una missione», dichiarano nel corso dell’intervista di Carlo Conti. In prima fila al Festival a fine serata appare il ministro della Difera Roberta Pinotti, cui Carlo Conti sul finale di puntata cede il microfono: «Vi ringrazio per aver associato in queste sere il nostro esercito alla pace. I nostri militari vanno per portare la pace. Sono dei grandissimi professionisti ma hanno una grande umanità». C’è stato spazio anche per un premio a Rita Pavone, membro della giuria di qualità del Festival, cui il Comune di Sanremo ha voluto offrire un riconoscimento a celebrazione dei 55 anni di carriera. La cantante ha ringraziato, ricordando il tempo degli esordi, per poi eseguire «Mio cuore».