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La musica italiana è davvero finita? Boh. Io sto coi Pinguini Tattici Nucleari

Tutto quello che state per leggere è strettamente confidenziale. Chiacchiere da bar mezze assonnate, perché nelle ultime notti abbiamo dormito poco e sapete pure il motivo. Sanremo è finito. La musica italiana pure e da un pezzo. La Rai prima ci ha inflitto il festival della canzone a immagine e somiglianza di Claudio Baglioni poi, con supremo sadismo, ci getterà in pasto la fiction sull’immenso Fabrizio De André, per farci vedere come si stava meglio quando si stava meglio. Quando il poeta della canzone era italiano. Quando comandava il prog e c’erano gli Area, il Banco e la Pfm che vendeva all’estero. Quando era tutto grasso che colava, mica come oggi. Oggi è tutto finito: vogliamo parlare di Elio e le Storie Tese e della fine che hanno fatto? Le leggende non meritano titoli di coda così raffazzonati. Certo, c’è Brunori e teniamocelo stretto. Certo, c’è la trap. Se soltanto fosse musica… E c’è l’indie italiano, ci sono Calcutta e TheGiornalisti… se non fosse che Calcutta fa la musica che, negli anni Ottanta, faceva Luca Carboni e TheGiornalisti fanno la musica che negli anni Ottanta faceva Umberto Tozzi, insomma: per quanto ci riguarda possiamo pure cambiare canale e tanti saluti.

Però c’è un però. C’è sempre un però, come cantavano allo Zecchino un anno fa o giù di lì. C’è che YouTube ci ha aperto il favoloso mondo dei Pinguini Tattici Nucleari e, siccome abbiamo il vizio di approfondire, ci siamo procurati i loro tre album «Il Re è nudo» (2014), «Diamo un calcio all’aldilà» (2015) e soprattutto «Gioventù brucata» (2017). Sono una band di sei ragazzi della provincia bergamasca, vengono spesso ascritti al genere indie italiano, ma sono profondamente diversi da tutto quello che oggi viene contrassegnato da questa etichetta general generica. Primo: sanno suonare e, da come suonano, ci metti poco a capire che hanno bazzicato prog e hard rock di quello serio. Per dire, trovateci una sola band di indie italiano capace di suonare «Gigi cinque ottavi»… Secondo: non si prendono mai troppo sul serio e questa è una dote fondamentale quando hai dalla tua talento, buone letture e un’età che ti porterebbe a spaccare il mondo a colpi di assoli e citazioni. I Pinguini no, i Pinguini sono eredi di quello che erano Elio e le Storie Tese prima di cadere in disgrazia: vietato strafare, vietato tirarsela, guai a «citarsi addosso». Tre: scrivono pezzi magnifici. Ascoltatevi il rock irriverente e orecchiabile di «Tetris», operazione che ricorda vagamente gli esperimenti degli OK Go, la power ballad generazionale «Irene», il genuino divertissement orobico «Sciare». Scrivono pezzi magnifici e ci abbinano video originalissimi, in un’epoca in cui la presentazione video della musica che componi è fondamentale. E ciascuno di loro è magnifico attore di sé stesso in questi video: dal frontman Riccardo Zanotti, una formidabile faccia da schiaffi, all’iconico tastierista Elio Biffi, con quei baffetti da sparviero, dai chitarristi Nicola Buttafuoco e Lorenzo Pasini alla sezione ritmica composta da Simone Pagani (basso) e Matteo Locati (batteria). Dove arriveranno i Pinguini Tattici Nucleari? Difficile dirlo, in tempi in cui «la musica il pane quotidiano lo dà solo a chi è celiaco» (cit.). Per ora girano l’Italia, suonano in locali storici della scena indipendente tricolore – lo Spazio 211 di Torino, il Monk di Roma, la Flog di Firenze – e infilano un soldout dietro l’altro. E va bene così. No, la musica italiana non è finita, non sarà finita fino a quando ci saranno i Pinguini in giro. Tenete duro, ragazzi. Il mondo è vostro, se volete. Per voi ci sarà sempre un palco sul quale salire. E sotto quel palco ci saremo noi ad aspettarvi.

 

  • Francesco Prisco |

    Discorso ampio. Prima o poi mi ci dilungherò.

  • Francesco Prisco |

    Beh, non sono una novità…

  • Simone |

    Mi sembra d’obbligo citare i Tre Allegri Ragazzi Morti, probabilmente i migliori dagli anni novanta ad oggi

  • Massimo |

    Cosa ne pensi dei Cani? E dei Canova?

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