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Pompei: torna Gilmour, 45 anni dopo i Pink Floyd. E le royalties del dvd andranno alla Soprintendenza

Per «Money, it’s a gas!» è un giorno speciale. Primo: perché il blog ufficiale di economia della musica del Sole 24 Ore prende nome da una canzone (e che canzone!) che cantava lui. Secondo: perché chi cura «Money, it’s a gas!» è nato a Pompei, esattamente cinque anni dopo quei fatti, esattamente a 500 metri da dove quei fatti si svolsero. Dopo anni di annunci e mesi di rumors, oggi è ufficiale: David Gilmour, già voce e chitarra solista dei Pink Floyd, tornerà a esibirsi a Pompei. L’annuncio, via Twitter, viene nientemeno che dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini: «Accordo raggiunto. Dopo 45 anni David Gilmour tornerà a suonare a Pompei il 7 e l’8 luglio». Si arricchisce insomma il cartellone estivo della città degli scavi che, il successivo 12 luglio, ospiterà anche Elton John. Dietro il «colpaccio» c’è la D’Alessandro e Galli, agenzia toscana di Mimmo D’Alessandro e Adolfo Galli che ha nell’organizzazione di concerti di pezzi da novanta della storia del rock il proprio core business. Con tutto il rispetto per «Rocket Man», la fascinazione esercitata da Gilmour è molto diversa: nell’anfiteatro, infatti, nel 1971 i Pink Floyd registrarono il «Live at Pompeii», film per la regia di Adrian Maben che immortalava alla perfezione la loro fase «Meddle». Anche stavolta – salvo colpi di scena – i concerti si svolgeranno nell’anfiteatro. Il Mibact ha sottoscritto uno specifico accordo con la produzione che autorizza spettacoli da 3.170 spettatori di cui 2.170 in piedi e un altro migliaio a sedere su due corridoi appositamente creati per lo show. È chiaro che due date per poco più di 6mila persone possono apparire un bottino circoscritto per una rockstar del calibro di Gilmour, ma l’accordo prevede l’eventuale realizzazione di un dvd celebrativo. Cosa interessantissima: la Soprintendenza archeologica speciale di Pompei, Ercolano e Stabia percepirebbe in questo caso royalties sull’operazione. Tra il chitarrista inglese adoratore del «Fat Old Sun» e Pompei adesso si frappone soltanto una piramide. Eggià, proprio quella misteriosa figura che affascina l’essere umano sin dai tempi più remoti e che, in forma di prisma, con «The Dark Side of the Moon», è divenuta parte imprescindibile nell’immaginario floydiano. Nell’arena dell’anfiteatro adesso c’è infatti una ingombrante piramide di legno, realizzata l’anno scorso per ospitare la mostra sui calchi «Rapiti alla morte» e oggi ospitante la nuova esposizione «Mito e Natura». Voci provenienti dal territorio – Pompei è una cittadina piena di spifferi – sostengono che già una volta in questi mesi gli operai a lavoro per la Soprintendenza avevano provato a smontare la struttura, ma con esito negativo. Stavolta però – assicurano dal Mibact – sarà diverso. Quella struttura andrà via il prossimo 15 giugno, dopo la fine della mostra. Piramide o non piramide arriva Gilmour. E non si scherza: «Money, it’s a gas!».

 

</span></figure></a> David Gilmour ai tempi del Live at Pompeii
David Gilmour ai tempi del Live at Pompeii